SIAMO STATI ABBANDONATI?

Signor Direttore, ho letto le sue considerazioni di questi giorni sulle vicende della Chiesa. E la ringrazio. Mi ha fatto pensare che un giorno don Luigi Giussani al ritorno da un pellegrinaggio a Nazaret e nei luoghi dove Gesù visse, ripensando, commosso, a quelle povere pietre, a quei buchi nel tufo che furono la casa dove il Figlio di Dio, il Salvatore del mondo, trascorse l’infanzia e la giovinezza, diceva: “Quello che ci si porta via da quei luoghi è il desiderio, lo struggimento, che la gente si accorga di quanto è accaduto. E invece quello che è accaduto sembra sia oggi possibile cancellarlo così come si cancella con un piede una lettera sulla sabbia, una lettera sulla sabbia del mondo. Ma questo avviene proprio perché ciò che è accaduto è una proposta alla libertà dell’uomo e perché sia chiaro che la potenza è di Dio”. (Luigi Giussani, “Sulle tracce di Cristo”). Per questo commuove l’ennesima tempesta che è stata scatenata contro la Chiesa Cattolica. Perché essa, la nostra Madre bellissima coperta di fango (fango che talora noi suoi figli indegni, non lei, abbiamo meritato per i nostri peccati) sembra così fragile, senza difesa, come sembra fragilissima la storia di Gesù, tanto da poter essere spazzata via. Cosicché non si spiega, in termini umani, come faccia la fragilità inerme di questa storia ad aver attraversato duemila anni di feroci persecuzioni, di odio, di aggressioni, di infamie (e portando per duemila anni anche il peso dei nostri peccati e dei nostri tradimenti). Non si spiega, umanamente, come abbia fatto a investire noi, dopo duemila anni, questo stupore per il volto di Gesù che conquista i nostri cuori e il mondo. Oggi come allora. Esattamente come capitò a Giovanni e Andrea sul greto di quel fiume quando videro in faccia Gesù, per la prima volta, e il loro cuore sobbalzò. Il cristianesimo è questo stupore che passa di volto in volto, attraverso i millenni.

A volte noi stessi, cristiani, disperiamo che quel bambino così fragile in cui Dio si è manifestato a Betlemme, macellato poi, da adulto, a Gerusalemme, possa davvero vincere. E’ troppo bello per essere vero, diceva Sartre e così ripete pure il nostro scetticismo. Sembra così inerme davanti ai tutti i poteri del mondo e alle tenebre del Male. Sembrava così vulnerabile duemila anni fa davanti ai potenti, come sembra inerme e fragile la voce della Chiesa oggi davanti ai poteri di questa epoca. Se guardiamo il mondo, il suo violento disfacimento, la sua ferocia, sembra che Lui sia stato sconfitto da tempo, sembra che non sia più presente, che tutto sia stato abbandonato da Dio, che corra verso la rovina. E allora, come la piccola Giovanna d’Arco del poema di Charles Péguy, ci viene lo struggimento di ricordare quando Lui era qui tra noi, Lui, potente e buono. E con questo struggimento pensiamo ai nostri fratelli ebrei che sono stati storicamente testimoni di Lui e a quei dodici che sono stati le fondamenta della Chiesa. Ecco cosa Péguy fa dire a Giovanna: “Ma voi, giudei, foste i suoi fratelli nella sua famiglia stessa. Fratelli della medesima stirpe. Su voi stessi egli versò delle lacrime uniche. Su voi stessi pianse su quella moltitudine. Voi avete visto il colore dei suoi occhi; avete udito il suono delle sue parole. Della medesima stirpe in eterno. Voi avete udito il suono stesso della sua voce. Come dei fratelli minori vi siete rifugiati nel calore, nel tepore del suo sguardo. Vi siete riparati, vi siete messi al coperto al riparo della bontà del suo sguardo. Di voi stessi ebbe pietà davanti a quella folla. Gesù, Gesù, ci sarai mai così presente? Se tu fossi qui, Dio, non andrebbe così, tuttavia. Le cose non sarebbero mai andate così”. ¶

Ma ecco quello che, teneramente, come in visione, Madre Gervaise (la Madre Chiesa), risponde alla disperazione della piccola Giovanna. Ecco come dissolve le sue tenebre: non con una sapienza umana, né con discorsi o poteri umani, ma con la forza portentosa e felice di una notizia: ¶ “Egli è qui. ¶ E’ qui come il primo giorno.¶ E’ qui tra di noi come il giorno della sua morte.¶ In eterno è qui tra di noi proprio come il primo giorno. ¶

In eterno tutti i giorni.¶ E’ qui fra di noi in tutti i giorni della sua eternità.¶ Il suo corpo, il suo medesimo corpo, pende dalla medesima croce;¶ I suoi occhi, i suoi medesimi occhi, tremano per le medesime lacrime; ¶ il suo sangue, il suo medesimo sangue, sgorga dalle medesime piaghe;¶

Il suo cuore, il suo medesimo cuore, sanguina del medesimo amore.¶ Il medesimo sacrificio fa scorrere il medesimo sangue.¶ Una parrocchia ha brillato di uno splendore eterno. Ma tutte le parrocchie brillano eternamente, perché in tutte le parrocchie c’è il corpo di Gesù Cristo” (Charles Péguy, Il mistero della carità di Giovanna d’Arco).¶ Ecco, caro Direttore, la notizia. Sta tutta nelle parole pronunciate da Gesù stesso: “non temete, io ho vinto il mondo”. E un giorno il mondo intero lo vedrà, lo riconoscerà, clamorosamente, luminosamente. Tutti capiranno. Perciò non dispereremo mai, né del male del mondo né del nostro, perché è già stato vinto. Potrebbe essere spazzato via in un istante, con un semplice suo sorriso se solo lo volesse. Se invece il Signore della storia e dell’eterno ci dà tutto questo tempo è solo perché ha misericordia di noi, ha compassione dell’umanità, perché ci vuole liberi e aspetta il nostro “sì” libero a Lui, alla sua amicizia, al suo amore. Ma già mille e mille piccole scintille di quell’alba e di quella vittoria definitiva si annunciano anche oggi sotto il grande manto della sua Chiesa. Tanti sono i segni della sua presenza vincitrice, già si vede l’albore di quel Giorno, se solo conosceste quello che accade fra i cristiani, se solo sapeste guardare i volti dei santi, se solo andaste – per esempio – a Lourdes, a Medjugorje, a San Giovanni Rotondo, ma anche in ogni piccola parrocchia della cristianità, davanti a ogni Tabernacolo, in ogni piccola compagnia di uomini che sono amici nel suo nome. Lì c’è l’alba del mondo nuovo, dell’Eterno. Lì vedreste uno spettacolo unico: il Cielo sulla terra.

Antonio Socci

da: Il Foglio del 4/2/2009