La famiglia ambito accogliente per la vita

La famiglia nasce dalla coppia ed è da considerare come unico modello quella fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna come comunità di amore, comunità “Totius Vitae” (della vita intera). Qui ci riferiamo al Concilio Vaticano II che è intervenuto ampiamente sulla pastorale del matrimonio, considerando, innanzitutto, il vincolo coniugale come esclusivo, fedele, aperto, nella fedeltà, alla procreazione, e di conseguenza la stabile comunione di vita tra persone che non solo sono strumento per l’educazione della prole, ma soprattutto sviluppo vitale delle forze più profonde dell’uomo, dell’amore, della comunione e della libertà. Cosa c’è di più singolare nel vedere due giovani che si amano profondamente e decidono di intraprendere insieme un percorso, un progetto di vita, rinunciando magari ad altre realizzazioni, anche personali, unendosi in matrimonio con la benedizione di Dio? Che meraviglia! Mistero grande! La nascita di un nuovo nucleo famigliare, cellula primaria della società, che possiamo ben chiamare “Chiesa domestica”, è qualcosa di eccelso.

I coniugi, dunque, intessendo una relazione esclusiva: iniziano a scrivere una storia unica, che giornalmente si arricchisce e si alimenta proprio dallo stare insieme, nell’accogliersi reciprocamente e nel prendersi cura della vita nascente. Anche papa Giovanni Paolo II, attraverso l’Esortazione apostolica Familiaris Consortio, conferma: “l’amore è essenzialmente dono; l’amore coniugale, che conduce gli sposi alla reciproca conoscenza che li fa una carne sola, non si esaurisce all’interno della coppia, poiché li rende capaci della massima donazione possibile, per la quale diventano cooperatori di Dio per il dono della vita a una nuova persona umana”. A proposito di famiglia accogliente e aperta alla vita, ci piace citare un’espressione del Salmo 128 (vv. 3-4): ” La tua sposa come vite feconda nell'intimità della tua casa; i tuoi figli come virgulti d'ulivo intorno alla tua mensa. Ecco com'è benedetto l'uomo che teme il Signore.”.

Per noi questa immagine, è emblematica della famiglia cristiana, dove i figli sono dono e benedizione e dove imparano la misericordia e l’accoglienza. Dove gli viene insegnato il concetto di prossimità, il prendersi cura dell’altro, il reciproco rispetto. E’ il luogo dove si rompe il primo cerchio del naturale egoismo ed è, pertanto, l’ambito della socializzazione primaria, (come ci ricorda l’esortazione “Amoris Laetitia” al n. 276). Dobbiamo pertanto concepire la famiglia come l’alveo accogliente per la vita, dal suo concepimento fino alla fine naturale, e come luogo dove si cresce sia fisicamente che spiritualmente. Ne consegue che la famiglia può facilitare e potenziare i percorsi d’inclusione comunitaria, rafforzando la costruzione di relazioni personali e accelerando la tessitura di nuove relazioni sociali. A tal proposito questa visione non è assolutamente distante da quella di alcuni eccelsi economisti. Ad esempio Gary Becker, Nobel per l’economia 1992, ha analizzato l’importanza sociale della famiglia, partendo dai danni che ne riceve la società quando questa viene destabilizzata. Lo studioso, che è stato anche membro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, ha quindi cercato di valutare in termini di spesa sociale i danni provocati dal divorzio, dalle separazioni, dalla ridotta procreazione, dalla debolezza educazionale in famiglie uni-parentali, mostrando quanto sia importante non solo dal punto di visto morale ma anche sociale ed economico per le società sostenere il matrimonio e la famiglia naturale. Come possiamo immaginare la famiglia, come è stata concepita da Dio nel progetto originario, è da considerare luogo privilegiato ai fini della crescita armoniosa della personalità della prole, e non solo per la felicità dei genitori, ma anche per una corretta organizzazione sociale in tutti i sensi, anche dal punto di vista economico, come possiamo evincere dagli studi citati.

Ne consegue che i coniugi devono esercitare ogni giorno della propria vita le virtù che il Buon Dio, con il suo sguardo benedicente, trasmette con la sua grazia divina. Grazia che ci sostiene e aiuta per poter essere dono di amore e gioia ed essere braccia tese verso tutti: amici, parenti, vicini di casa, ma soprattutto verso i nostri figli che ci guarderanno sempre come modello di famiglia e di genitori. Naturalmente non possiamo affermare che il nostro ruolo educativo, di noi genitori, sia parziale e limitato per un tempo determinato, né possiamo dire che i figli, una volta adulti, non abbiano più bisogno del calore, della vicinanza, dell’affetto dei propri genitori, anche se nel frattempo anche loro hanno formato, con il matrimonio, le proprie famiglie. Preghiamo il Signore, il Padre che ci ha donato la vita, il Figlio che ci ha redento e lo Spirito Santo che ci sostiene, con il tutto il cuore, pieno di gratitudine, speranza e gioia, affinché l’odierna società non smarrisca la via che conduce alla felicità sia presente che nell’altra vita.

A&M DM

da: Il Cenacolo del 1/12/2022