Coraggio, amico

Amico mio, deciditi e buttati,
mettiti insieme agli altri,
cammina con loro, senza paura.
Sulle strade accanto a te ci sono io.
Con il mio perdono.
Con al mia forza. Con la mia grazia.
Con la mia gioia.
Non ti tolgo dalle difficoltà.
Ti dò la forza per superarle
e la promessa di una vera vita.

Eccomi Signore, un nuovo giorno inizia ed io son qui che aspetto la tua Benedizione: sia su di me la tua grazia affinché io non tema nel cammino che debbo fare. Le mie mani siano operose e le mie labbra siano sempre pronte a ringraziarti: dammi Signore la forza per combattere la mia grande debolezza, quella di non essere mai troppo pronto a fare la tua volontà.

Signore che io non vacilli mai e se mai accadesse, Amami con un amore ancor più grande e cingimi del tuo abbraccio silenzioso.

Io mi ridesterò allora sicuro perché mai Tu permetterai che io mi senta abbandonato… portami dove vuoi ed io verrò con Te. Indicami Tu la via ed io la seguirò, ma entra su presto nel mio cuore perché è ora che io cominci il mio lavoro: sarà dolce e bello stare insieme, così non sarò mai solo. Fin dal mio risveglio ti ho cercato, Amato mio,
vieni presto a prendere il tuo posto in me, il mio cuore è tuo, mio Gesù.

SANTI del GIORNO

domenica 1 marzo 2026


San Agnese Cao Kuiying Vedova, martire
Sant' Albino di Angers Vescovo
Sant' Albino di Vercelli Vescovo
San Bono di Cagliari Vescovo e martire
Beato Cristoforo da Milano Domenicano
San David di Menevia (del Galles) Vescovo
Santa Domnina Vergine in Siria
Sant' Eudocia (Eudossia) di Eliopoli Martire
Beato Giorgio di Biandrate
Beata Giovanna Maria Bonomo Religiosa
Beato Gonzalo de Ubeda Vescovo
San Leone di Bayonne Vescovo e martire
San Leone Luca (Leoluca) di Corleone Abate
San Pietro Ernandez Mercedario, martire
San Rudesindo Vescovo
San Silvio e compagni Martiri venerati ad Anversa
San Siviardo Abate di Anille
San Suitberto di Kaiserswerth


IL SANTO DEL GIORNO

San Felice III (II)

Papa

Ad essere precisi si dovrebbe chiamare Felice II, perché il precedente pontefice con questo nome (355-365) fu in realtà un antipapa imposto dall’imperatore Costanzo II e come si sa gli antipapa non vengono considerati nella cronologia numerica dei papi, ma questo antipapa Felice II fu un martire e la Chiesa lo commemora comunque il 29 luglio come santo, per questo motivo il successore pontefice con il nome Felice è diventato III e non II. Ritornando al papa s. Felice III, egli era di Roma e il suo prenome era Coelius; si era nel tempo in cui il celibato per gli ecclesiastici non era stato ancora reso obbligatorio, si cominciò a disciplinarlo con papa san Siricio (384-399) e perciò non bisogna meravigliarsi se era figlio di un prete di nome Felice, anzi Coelius era sposato ed aveva avuto tre figli, morti poi durante il suo pontificato (483-492), uno di loro fu padre del futuro papa s. Gregorio Magno (590-604). S. Felice III succedendo a papa s. Simplicio (468-483) venne eletto nel marzo del 483 e dovette occuparsi subito e soprattutto dello scisma che susciterà il patriarca di Costantinopoli Acacio († 489), si era al tempo dell’eresia monofisita (eresia cristologica del V secolo, che sosteneva l’esistenza in Cristo di una sola natura) e al nuovo papa giunse la notizia della pubblicazione dell’”Enotico”, da parte dell’imperatore d’Oriente Zenone, (l’Enotico era una formula promulgata appunto dall’imperatore nel 482 dietro suggerimento di Acacio, per porre fine alle controversie tra cattolici e monofisiti e ristabilire l’unità religiosa, ma come spesso accade non soddisfece nessuno). Inoltre il papa fu informato dei sotterfugi imperiali per negare la sede vescovile di Alessandria al vescovo cattolico Giovanni Talaia, per concederla al monofisita Pietro Mongo. Allora papa Felice III inviò in Oriente una delegazione, composta da due vescovi Vitale e Miseno e il ‘defensor’ romano Felice, perché portassero le sue lettere ed argomentazioni all’imperatore e al patriarca Acacio, invitando quest’ultimo a dare spiegazioni sul suo comportamento contro Giovanni Talaia. Ma i Legati pontifici si lasciarono invece corrompere, anzi furono presenti alla solenne celebrazione in cui il patriarca Acacio consacrò Pietro Mongo come vescovo di Alessandria. Il papa fu informato di ciò dai monaci Acemeti (Comunità di monaci bizantini fondati all’inizio del V secolo da sant’Alessandro l’Acemeta, sulla riva asiatica del Bosforo; il loro nome significava “quelli che non dormono” per la continua preghiera fatta a turno giorno e notte) e al ritorno della sua delegazione si mostrò sdegnato e convocò un Concilio di 77 vescovi e il 28 luglio 484 scomunicò Acacio e lo depose dalla carica, perché non si era presentato a dare conto del suo operato. Questa sentenza fu portata poi in Oriente dal ‘defensor’ Tuto, il quale non potendola pubblicare in alcun modo, con l’aiuto dei monaci, fedeli a Roma, attaccò il documento al pallio patriarcale di Acacio, mentre celebrava con solennità in S. Sofia. La reazione di Acacio fu che cancellò il nome del papa dai dittici (forma di registro con tavolette, poggiato sull’altare contenente i nomi dei vescovi e benefattori) e castigò i monaci, mentre ancora una volta, Tuto come i precedenti, si fece corrompere dai doni bizantini e così rientrato a Roma, fu a sua volta scomunicato dal papa nel 485. La lotta che vide contrapposte le Chiese d’Oriente ed Occidente durò 35 anni, e che portò tante divisioni anche nei secoli successivi per altre eresie e scismi, continuò perché Felice III impose al clero e fedeli di Costantinopoli ed Alessandria di disconoscere come loro vescovi Acacio e Pietro Mongo e pur essendo stati sostituiti, richiese ripetutamente all’imperatore Zenone e agli altri vescovi, che essi fossero condannati. Fu impegnato a sostenere inoltre i vescovi dell’Africa, aggrediti dalle invasioni dei Vandali; approvò il Concilio africano del 467 ed emanò norme per ammettere alla Chiesa Cattolica tutti quelli che erano stati battezzati dagli eretici. Morì il 1° marzo 492 e fu sepolto nella Basilica di S. Paolo a Roma, perché lì vi era la tomba di famiglia. Alcuni affreschi lo ritraggono in vari luoghi, riportando a volte l’errore di chiamarlo Felice II; che solo successivi studi storici, hanno poi riportato come III, secondo quanto detto all’inizio di questa scheda.


Alla Beatissima Madre

O Vergine tutta pura, Madre del Santo Amore che all'umiltà tutta la tua grandezza, io non trovo più giusto titolo per supplicarti di aiutarmi a vincere la mia superbia. O Beatissima Madre non chiedo altro che uno dei tuoi sguardi: guardami e poi, se poi ti accontenterai di vedermi così povera … allora anch'io mi accontenterò di rimanere tale.

Preghiera composta dalla B. Nemesia.



Le Croci


Le croci e le pene mantengono l'anima nell'umiltà, fanno ricorrere più spesso a Dio e fanno praticare le più belle virtù cristiane, per le quali l'anima diviene cara a Dio e degna sposa del divin Crocifisso.

S. Giovanni della Croce






Non è la Chiesa la mia Sposa, la mia continuazione, il mio compimento? Amandola, Mi si ama, ogni sforzo virtuoso l’arricchisce. Chi l’arricchisce Mi arricchisce. Io sono dunque il vostro povero, il vostro sofferente, quegli che ha bisogno di voi. Venite in mio aiuto, come le Sante Donne, durante le mie corse apostoliche: come si adoperavano perché non Mi mancasse nulla! Voi non Mi vedete, tuttavia Io sono sempre in mezzo a voi: la mia Chiesa, il mio Santissimo Sacramento. Il mio culto, e ancora Io, nel prossimo. Potete cercarmi e non trovarmi? Forse che, qui o là, non vi aspetto sempre? Poiché vi amo tanto! Lasciatevi amare e venite incontro al mio Amore. Allora, sarà davvero il Corpus Domini, la mia festa. Sai che non ci può essere interruzione tra il Corpus Domini della terra e quello del Cielo? La processione non si ferma: l’ultimo altare è lassù, il Cuore di Dio, nel quale abitano gli eletti. Canta fin d’ora, ringrazia, adora.

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Articolo di A&M DM (Il Cenacolo 1/12/2025) Una comunità di credenti rafforza la nostra fede

Tutti possiamo convenire che l'uomo è un essere sociale, o volendo, possiamo anche definirlo "essere relazionale" . Questo concetto è stato espresso e reso famoso da Aristotele e ribadito, successivamente, da innumerevoli filosofi. L'essere umano può svilupparsi e scoprire a sua vera identità solo avendo delle interazioni con gli altri nel contesto ...



Messaggio di Medjugorje del 08/09/1986

Molti ammalati, molti bisognosi hanno cominciato a pregare per la propria guarigione qui a Medjugorje. Ma, ritornati a casa, hanno presto tralasciato la preghiera, perdendo così la possibilità di ricevere la grazia che attendono.

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Messaggio di Medjugorje del 25/01/2026

Cari figli! Oggi vi invito ad essere preghiera e benedizione per tutti coloro che non hanno conosciuto l’amore di Dio. Figlioli, siate diversi dagli altri e positivi, uomini di preghiera e d’amore verso Dio, affinché con le vostre vite siate il segno dell’amore di Dio per gli altri. Io vi benedico con la mia benedizione materna ed intercedo per ciascuno di voi presso mio Figlio Gesù. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

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