Coraggio, amico

Amico mio, deciditi e buttati,
mettiti insieme agli altri,
cammina con loro, senza paura.
Sulle strade accanto a te ci sono io.
Con il mio perdono.
Con al mia forza. Con la mia grazia.
Con la mia gioia.
Non ti tolgo dalle difficoltà.
Ti dò la forza per superarle
e la promessa di una vera vita.

Eccomi Signore, un nuovo giorno inizia ed io son qui che aspetto la tua Benedizione: sia su di me la tua grazia affinché io non tema nel cammino che debbo fare. Le mie mani siano operose e le mie labbra siano sempre pronte a ringraziarti: dammi Signore la forza per combattere la mia grande debolezza, quella di non essere mai troppo pronto a fare la tua volontà.

Signore che io non vacilli mai e se mai accadesse, Amami con un amore ancor più grande e cingimi del tuo abbraccio silenzioso.

Io mi ridesterò allora sicuro perché mai Tu permetterai che io mi senta abbandonato… portami dove vuoi ed io verrò con Te. Indicami Tu la via ed io la seguirò, ma entra su presto nel mio cuore perché è ora che io cominci il mio lavoro: sarà dolce e bello stare insieme, così non sarò mai solo. Fin dal mio risveglio ti ho cercato, Amato mio,
vieni presto a prendere il tuo posto in me, il mio cuore è tuo, mio Gesù.

SANTI del GIORNO

domenica 14 giugno 2026


Santi Anastasio, Felice e Degna Martiri
San Cipriano Venerato ad Antigny
Sant' Eliseo Profeta
Sant' Eterio di Vienne Vescovo
San Fortunato di Napoli Vescovo
San Proto di Aquileia Martire
Santa Teopista Vergine e martire
Santi Valerio e Rufino Martiri


IL SANTO DEL GIORNO

San Metodio

Patriarca di Costantinopoli

San Metodio, patriarca di Costantinopoli, ebbe un ruolo coraggioso nella sconfitta definitiva dell'iconoclastia e dimostrò un'immane forza di sopportazione durante la prigionia. Spesso viene citato con gli appellativi “il Confessore” o “il Grande”. Di origini sicule, ricevette un'ottima educazione presso Siracusa. Si trasferì poi a Costantinopoli per assicurarsi un posto a corte, ma poi influenzato da un monaco decise di entrare nel monastero di Chenolacco. In seguito egli stesso intraprese la fondazione di un monastero sull'isola di Chio, nel Mar Egeo, dal quale fu richiamato nella capitale dal patriarca San Niceforo. Il movimento iconoclasta, che sin dal tempo dell'imperatore Leone l'Isaurico (717-741) sosteneva la discruzione delle immagini sacre e l'abrogazione del culto dei santi, nonostante sconfitto nell'VIII secolo con San Giovanni Damasceno, all'inizio del secolo successivo trovò nuovo appoggio nell'imperatore Leone V l'Armeno, anche a causa delle pressioni e delle influenze provenienti dalla nascente dottrina islamica. Alcuni cristiani temevano che la venerazione delle immagini potesse degenerare in pratiche superstiziose, ma Metodio argomentò a buon ragione che le statue o le icone costituiscono un aiuto alla devozione, un'eredità della tradizione ecclesiastica. Si oppose dunque coraggiosamente a questo nuovo attacco. Dopo la deposizione e la condanna all'esilio del patriarca Niceforo, Metodio fu incaricato da altri vescovo di recarsi a Roma per informare papa San Pasquale I dell'accaduto e qui rimase sino alla morte di Leone. Il papa inviò poi una lettera al nuovo imperatore, Michele il Balbuziente, chiedendogli di reinsediare Metodio, legittimo patriarca di Costantinopoli. Nella città, però, infuriava ancora la controversia ed al suo arrivo venne accusato di aver costretto il papa: venne allora imprigionato per circa sette o nove anni. Fu dunque costretto a vivere in condizioni disumane, rinchiuso forse in una grotta od in una tomba con altri due compagni, accusati di furto. Quando uno dei due morì, fu miseramente lasciato imputridire nella cella. Quando venne infine scarcerato, Metodio era ormai ridotto ad uno scheletro, calvo, pallido per i lunghi anni trascorsi nelle tenebre, abbigliato di sudici cenci. Era però rimasto intatto il suo spirito, tanto che quando l'imperatore Teofilo l'Iconoclasta rinnovò l'interdetto per le sacre icone egli coraggiosamente attaccò la venerazione delle immagini imperiali: “Se un immagine è così indegna ai tuoi occhi, come mai tu che condanni la venerazione delle immagini di Cristo allo stesso tempo non condanni quella tributata alle raffigurazioni di te stesso?”. L'imperatore non esitò allora a farlo fustigare e gettare in carcere con una mandibola rotta: la notte stessa i discepoli tentarono di farlo fuggire. Teofilo morì fortunatamente poco dopo ed il potere passò nelle mani della vedova, l'imperatrice Santa Teodora, che resse il regno in nome del figlio minorenne Michele III, dando una decisiva svolta alla politica di corte schierandosi in favore del culto delle immagini. Cessarono così le persecuzioni e gli ecclesiastici esiliati poterono fare ritorno. Nel giro di trenta giorni le icone tornarono a comparire nelle chiese di Costantinopoli e, deposto il patriarca iconoclasta, Metodio poté nuovamente fare ritorno alla sua legittima sede, dotato di un bendaggio atto a sorreggere la mandibola ancora fratturata. Il suo episcopato durò quattro anni, in cui convocò con Teodora un sinodo che ristabilì ufficialmente il culto delle immagini, riportò a Costantinopoli le reliquie del suo predecessore morto in esilio ed istituì la festa annuale dell'Ortodossia, che ancor oggi è celebrata in Oriente la prima domenica di Quaresima, componendo per l'occasione il “synodicon” da leggersi in tale occasione. Sfortunatamente ereditò da Niceforo la disputa con i monaci studiti, all'inizio tra i suoi più accesi sostenitori, ma in seguito acerrimi nemici dopo la condanna da lui tributata ad alcuni scritti del loro celebre abate San Teodoro Studita. Scrittore assai prolifico, purtroppo non sono però più considerate autentiche gran parte delle opere poetiche e teologiche a lui un tempo attribuite, mentre paiono essere sue alcune opere agiografiche quale la Vita di San Teofano il Cronografo. Metodio morì in Costantinopoli nell'847.


Alla Beatissima Madre

O Vergine tutta pura, Madre del Santo Amore che all'umiltà tutta la tua grandezza, io non trovo più giusto titolo per supplicarti di aiutarmi a vincere la mia superbia. O Beatissima Madre non chiedo altro che uno dei tuoi sguardi: guardami e poi, se poi ti accontenterai di vedermi così povera … allora anch'io mi accontenterò di rimanere tale.

Preghiera composta dalla B. Nemesia.



Le Croci


Le croci e le pene mantengono l'anima nell'umiltà, fanno ricorrere più spesso a Dio e fanno praticare le più belle virtù cristiane, per le quali l'anima diviene cara a Dio e degna sposa del divin Crocifisso.

S. Giovanni della Croce






Se tu potessi vedere il mio splendore nel Tabernacolo… La mia potenza e la mia dolcezza... e l’amorosa Corte d’onore che mi formano i miei Angeli, pieni di zelo! Quali non sarebbero i tuoi sentimenti di rispetto e di annientamento! I tuoi impulsi di desiderio aumenterebbero con ardore nuovo. Vedresti che tutto quello che non è il mio Amore è nulla. Capiresti che il tuo più grande piacere sarebbe farmi piacere. Non potresti neppur più guardare quello che non è Me. Perché sono Io l’attrattiva, sono Io l’Incanto e l’Incantatore. Sono Io il Cielo.

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Articolo di A&M DM (Il Cenacolo 1/6/2026) Una tradizione ininterrotta, dagli apostoli in qua

Gli apostoli che hanno vissuto con Gesù per circa tre anni, durante la sua vita pubblica, sono coloro ai quali il Signore ha comandato di trasmettere la fede a tutti i popoli: “Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ...



Messaggio di Medjugorje del 02/09/2008

Cari figli! Oggi radunati attorno a me, con il mio Cuore materno vi invito all’amore verso il prossimo. Fermatevi figli miei. Guardate negli occhi del vostro fratello Gesù mio Figlio. Se vedete la gioia, gioite insieme a Lui. Se negli occhi di tuo fratello c'è il dolore, allontanatelo con la vostra mitezza e bontà, perché senza l’amore siete persi. L’amore è l'unico efficace, fa i miracoli. L’amore vi darà l’unione in mio Figlio e la vittoria del mio Cuore. Perciò figli miei amate.” Ancora una volta ha invitato alla preghiera per i nostri pastori.

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Messaggio di Medjugorje del 25/05/2026

Cari figli, questo tempo sia per voi tempo di preghiera e di digiuno. Figlioli, nell'amore ritornate a Dio che è la vostra pace. Io sono con voi, figlioli, e vi amo con la mia tenerezza materna. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

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