Una tradizione ininterrotta, dagli apostoli in qua

Gli apostoli che hanno vissuto con Gesù per circa tre anni, durante la sua vita pubblica, sono coloro ai quali il Signore ha comandato di trasmettere la fede a tutti i popoli: “Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate...” (Mt 28, 19-20). Essi dunque, dopo aver ricevuto lo Spirito Santo il giorno di pentecoste, iniziarono ad evangelizzare, partendo da Gerusalemme. Compito naturalmente non facile anzi direi molto rischioso, vista la loro morte per martirio. Leggendo il libro degli Atti degli apostoli possiamo renderci conto delle immense difficoltà affrontate da questi uomini nel trasmettere la fede a popolazioni che avevano tradizioni diverse, lingue diverse e culture molto lontane da quelle degli apostoli. Possiamo constatare comunque che grazie al loro sacrificio la fede in Dio, Uno e Trino, è giunta fino a noi. Nei secoli questo invito/comando di Gesù non ha perso la sua capacità di portare alla conoscenza dell’unica via che, attraverso la comprensione della verità ci conduce alla vera vita. Oggi sembra che sia smarrita questa spinta all’annuncio, la fede è vissuta come fatto privato che inevitabilmente conduce ad una separazione tra la fede e la vita. Negli ultimi anni il consumismo, l’edonismo e il nichilismo culturale con chiusura alla trascendenza hanno spento ogni bisogno di salvezza. La domenica ormai è un giorno come un altro: i negozi sono aperti, la gente si affolla nei centri commerciali come se non ci fosse un domani, l’ importante è accaparrarsi l’ultimo prodotto in offerta. I segni più evidenti sono la graduale diminuzione delle persone alle messe domenicali e la sempre minore partecipazione agli eventi comunitari. Stiamo diventando tutti sempre più individualisti. E’ questa società raggiunge il suo scopo di renderci vulnerabili e manovrabili, illudendoci che questa è la via maestra per raggiungere la piena libertà. Noi cristiani dobbiamo, invece annunciare con entusiasmo che la pienezza e la gioia che ci inondano quando, con piena consapevolezza, riceviamo il Corpo ed il Sangue di Gesù, in unione con il Padre nello Spirito Santo, è qualcosa che travalica ogni umana aspettativa. Dobbiamo quindi partecipare tutti noi, sia singolarmente che come Comunità-Chiesa alla trasmissione del messaggio cristiano, come hanno naturalmente ricordato e ribadito i vescovi riuniti nel “Concilio Vaticano II”.

Il compito di annunciare la buona novella non è riservato solo a qualcuno, a pochi eletti. E’ un dono fatto ad ogni uomo e donna che risponde alla chiamata della fede. E’ questo il tempo di vivere testimoniando con la propria vita i valori della fede che ci è stata trasmessa.

A&M DM

da: Il Cenacolo del 1/6/2026