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SANTI del GIORNO
venerdì 6 febbraio 2026
Beato Alfonso Maria Fusco Sant' Amando di Maastricht Vescovo Beato Angelo da Furci Beato Antimo da Urbino Sant' Antoliano Martire San Brinolfo Algotsson Vescovo Santa Dorotea di Alessandria Santa Dorotea e Teofilo Martire di Cesarea di Cappadocia San Filippo di Gesù (Felipe Las Casas Martnez) Religioso e martire Beato Francesco Spinelli Sacerdote San Geraldo di Ostia Vescovo San Giovanni Soan di Gotò Gesuita martire in Giappone Beata Ildegonda Monaca premostratense Santi Martiri Giapponesi San Matteo Correa Magallanes Martire Messicano San Melis di Ardagh Vescovo San Paolo Miki e compagni Martiri M San Pietro Battista Blasquez Francescano martire a Nagasaki (Giappone) San Pietro di San Dionigi Sacerdote mercedario, martire 6 febbraio Santa Renilde Badessa MR 6 febbraio San Silvano di Emesa Vescovo e martire MR 6 febbraio Beata Teresa Fernandez Vergine mercedaria 6 febbraio Santi Tommaso Cesaki, Antonio da Nagasaki e Lodovico Ibarki Fanciulli, martiri 6 febbraio San Vedasto (Gastone) di Arras Vescovo MR 6 febbraio |
IL SANTO DEL GIORNO San Guarino di Palestrina Vescovo |
San Guarino nacque nel 1080 dalla nobile famiglia bolognese dei Guarini, la madre era una Foscari. Ben educato ed istruito, amava in particolare la letteratura. Di carattere riflessivo e riservato, dedicava una parte importante della giornata alla preghiera. La vocazione religiosa, coltivata nel suo animo fin da fanciullo, incontrò l’opposizione dei genitori che riuscì poi a superare. Ordinato sacerdote e Canonico della Cattedrale di Bologna, a ventiquattro anni, decise di seguire la Regola di S. Agostino divenendo Canonico Regolare Lateranense, nel convento di S. Croce in Mortara. Prima di lasciare la sua città destinò i propri beni all’erezione di un ospedale. Nella vita comunitaria si distinse per l’obbedienza, eccellendo in sapienza e dottrina. Visse in grande austerità, suscitando l’ammirazione sia del clero che del popolo. Tratto caratteristico della sua persona era la bontà. All’età di cinquantanove anni fu designato, a furor di popolo, alla cattedra vescovile di Pavia. Sentendosi indegno scongiurò che venisse sollevato da tale incarico. Le sue rimostranze furono inutili tanto che scappò, si dice dalla finestra della sua cella, nascondendosi, fino a quando fu eletto un altro prelato. Durante l’Avvento del 1144 arrivò una nuova nomina a vescovo, questa volta di Palestrina (antica Preneste), da Papa Lucio II (Gerardo Caccianemici). Era anch’egli bolognese, suo parente e ben conosceva le doti non comuni di Guarino. Questa volta dovette accettare, venendo inoltre insignito del titolo cardinalizio. Prima di partire da Mortara assicurò una rendita all’ospedale che aveva fondato a Bologna. Questo ospedale sorse vicino alla chiesa di S. Lorenzo dei Guarini, poi presso la chiesa di S. Maria dei Guarini che, nel XIV secolo, cambiò il titolo in S. Giobbe. Fu pastore della diocesi di Palestrina per tredici anni, continuando, nel privato, l’austera vita monacale. Si distinse anche qui per la generosità: tutto il denaro derivante dalla nuova carica, compresi i doni del Papa (tra cui alcuni bellissimi cavalli), furono venduti e il ricavato distribuito ai poveri. Temendo di non essere un buon vescovo, per due volte si allontanò. Una volta nel Sacro Speco di Subiaco e venne richiamato dal Papa, il Beato Eugenio III, un’altra volta ad Ostia dove trovò i saraceni. Riparò a Roma da Papa Anastasio IV con cui sottoscrisse una bolla. Come cardinale partecipò a tre conclavi: per l’elezione di Eugenio III, Anastasio IV e Adriano IV. La Chiesa viveva anni assai travagliati: una repubblica autoproclamata governava Roma, si combatté la Seconda Crociata, vi fu un antipapa, la rivolta di Arnaldo da Brescia, gli scontri con i Normanni e l’invadenza di Federico Barbarossa. Guarino stette fuori dalla politica, preoccupandosi solo della sua diocesi. Aveva settantotto anni quando un giorno, sentendosi prossimo a morire, convocò tutto il clero al suo capezzale. Spirò dopo aver esortato all’amore vicendevole e al pensiero della salvezza eterna. Era il 6 febbraio 1158. Il popolo diceva che, per l’eccellente condotta di vita, aveva meritato di vivere oltre cento anni. Il suo corpo fu deposto in un’urna di marmo, nella cripta della Cattedrale di Sant’ Agapito. L’anno successivo alla morte, vista la grande fama di santità, Papa Alessandro III ne decretò il culto. Nel 1437 Palestrina subì un saccheggio e, per il pericolo di profanazione, le sue reliquie furono nascoste. Da quel momento non si conosce più la loro collocazione: forse furono portate a Cometo (in Maremma) dal Cardinale Giovanni Vitelleschi, altri dicono a Bologna, sua città natale. |