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Tu, piccola creatura. Mi hai strappato dagli splendori del Padre mio per saggiare le ignominie dell’uomo. Quando ti guardo, rivedo le mie orrende sofferenze, e tutte le crudeli invenzioni del mio Amore fin da prima che tu nascessi. E ora che sei qui, ora che hai ricevuto il soffio di Dio e la sua somiglianza, che cosa conti di fare per me nei giorni, non molti, che ti rimangono prima degli ultimi? Desterai il tuo cuore perché una nuova vita lo volga verso di Me? O continuerai a offrirmi le comuni tue preghiere abituali, senza mai farmene conoscere di più dirette e di più calde? Devi ben capire che dopo aver vissuto sì fortemente — stavo per dire tanto duramente — per te, Io ardentemente aspiro alla risposta amorosa della tua vita. Ho come un essenziale bisogno della donazione sacrificata del tuo corpo, ma, più, delle facoltà che hai ricevuto da Me. Del tuo pensiero, soprattutto: esso si muove per Me o senza di Me, ti commuove il cuore; può prendermi, custodirmi; mi prova come sei; ti porta agli eroismi; fa sì che tu possa rivestirti di Me come di un vestito che t’inguaina in tutti i particolari. E quando il tuo pensiero Mi arriva, tenero e giulivo, come ricompenso la sua fiducia! Tu non Mi hai lasciato durante i miei 33 anni, non Mi hai lasciato durante l’Eternità. Allora, posso chiederti di non lasciarmi più volontariamente fino all’ultimo de’ tuoi istanti? Il momento dell’incontro.