Antonio Socci

Ultime notizie da Fatima: ciò che la Madonna ha fatto (e fa) per noi…


La profezia dei Maya, gli oroscopi…. A milioni vanno dietro a queste favole, specialmente con l’ingresso nel 2012 e complice l’incertezza provocata dalla crisi. Si ignorano invece le profezie vere e documentate.

Quali sono?
Anzitutto le trecento profezie messianiche dell’Antico Testamento, clamorosamente compiutesi fin nel dettaglio in Gesù di Nazaret.

Da allora chi ha fatto profezie che effettivamente si sono storicamente realizzate è, nelle sue diverse apparizioni, la Madonna che non a caso la Chiesa venera come “Regina dei profeti”.

IL SOLE DI FATIMA

Quella più nota e più recente è contenuta nel messaggio dato a Fatima nel luglio 1917. Garantito dal clamoroso prodigio del sole, accaduto il 13 ottobre 1917 davanti a 70 mila persone (fra cui diversi agnostici e atei).

Prodigio documentato sui giornali laici del tempo.

La profezia cominciò ad avverarsi un mese dopo con la rivoluzione bolscevica in Russia, predetta dalla Madonna.

Ora abbiamo una nuova, clamorosa conferma di un altro dettaglio della profezia grazie all’apertura degli archivi di stato britannici per i documenti che hanno superato i trent’anni, quindi quelli relativi al 1981.

E’ una storia che sta venendo alla luce proprio in queste ore (ne ha scritto ieri Enrico Franceschini su Repubblica), ma per capirne la portata e il legame con Fatima bisogna fare un passo indietro.

Nell’apparizione del luglio 1917 la Madonna affidò ai tre bambini un messaggio importantissimo: lei sarebbe tornata a chiedere “la consacrazione della Russia” al suo Cuore immacolato, da parte del Papa e dei vescovi, e “la comunione riparatrice dei primi sabati”.

Se fosse stata ascoltata questa sua richiesta il mondo avrebbe avuto pace, in caso contrario nessuno avrebbe potuto fermare una seconda guerra mondiale e una diffusione del comunismo nel mondo che avrebbe scatenato persecuzioni contro i cristiani, orrori e guerre.

In effetti la Madonna tornò ad apparire a suor Lucia nel 1929 dicendo che quella era l’ora, ma non fu ascoltata. Per questo accadde tutto ciò che aveva predetto.

WOJTYLA IL GRANDE

Nel 1978 divenne papa Giovanni Paolo II. Soprattutto dopo l’attentato del 13 maggio 1981, i cui mandanti stavano ad est, ritenendo di essere stato salvato miracolosamente proprio dalla Madonna di Fatima di cui, esattamente in quel giorno, si celebrava la festa, decise di riprendere in mano il messaggio di Fatima.

Fin dal 1981 cercò dunque ripetutamente di fare la consacrazione chiesta dalla Madonna, ma lui stesso dovette superare forti opposizioni degli ambienti ecclesiastici.

Il Papa comunque la fece – come potè – il 25 marzo 1984. In quella celebrazione solenne pronunciò una preghiera drammatica e toccante, dove fra l’altro gridava:

“Madre degli uomini e dei popoli… dalla fame e dalla guerra, liberaci! Dalla guerra nucleare, da un’autodistruzione incalcolabile, da ogni genere di guerra, liberaci!”.
Anni dopo venni in possesso di una straordinaria intervista di suor Lucia che il 14 ottobre 1993 era stata registrata con la telecamera da un giornalista portoghese (la trasmisi in tv, ad Excalibur).

In essa l’anziana suora, fra le altre cose, faceva questa sorprendente affermazione: “La Consacrazione del 1984 ha evitato una guerra atomica che sarebbe accaduta nel 1985”.

In effetti la Madonna a Fatima aveva predetto che il comunismo avrebbe scatenato guerre e questa profezia era nota e pubblica da anni.

Ma ero perplesso perché non capivo chi e quando poteva aver fatto sapere a suor Lucia che un conflitto nucleare nel 1985 era stato scongiurato grazie alla Consacrazione del 1984, visto che le apparizioni di Fatima erano avvenute molti anni prima.

La risposta mi venne implicitamente il 17 febbraio 2005, quando aprii Repubblica e vi trovai un’ampia intervista al cardinale Bertone.

Il prelato, che più volte aveva fatto visita alla suora portoghese, rivelò, fra le altre cose, che “Lucia ebbe una visione nel 1984, l’ultima ‘pubblica’ di cui non si è mai parlato, durante la quale la Madonna la ringraziava della consacrazione nel suo nome”.

Evidentemente era in quell’occasione che la veggente aveva avuto la clamorosa “informazione” e da una fonte davvero attendibile e “altolocata”.

IL GIORNO DELL’ARSENALE

Tuttavia, ritenendo che una guerra nucleare non scoppia da un momento all’altro senza motivi storicamente accertabili, scrivendo il libro “Il quarto segreto di Fatima”, andai a cercare le notizie di quei primi anni Ottanta che confermavano o smentivano l’esistenza di una condizione prebellica.

Scoprii che in effetti nei primi anni Ottanta la tensione fra Est e Ovest era stata gravissima e aveva toccato il culmine nel 1983, con la crisi degli euromissili. Al Cremlino si succedevano Breznev, Andropov, Cernenko.

Il sistema economico sovietico era ormai al collasso e la sfida militare imposta da Reagan – secondo i capi comunisti – metteva l’Urss davanti a una sola alternativa: o scatenare subito un attacco militare (inevitabilmente nucleare) all’Europa occidentale, prima di trovarsi in minorità militare sullo scenario europeo, o arrendersi al crollo del regime.

Il Cremlino prese dunque in esame la possibilità di un attacco preventivo all’Occidente. E’ in questa terribile situazione, il momento più drammatico dal dopoguerra, che si situa la solenne consacrazione del Papa.

Ebbene, dopo di essa accadono una serie di eventi del tutto imprevisti che di fatto spazzano via la possibilità concreta di una guerra. Ma perché nel giro di pochi mesi il Cremlino accantona l’ipotesi dell’attacco?

Uno dei fatti che possono aver determinato quella svolta, secondo Alberto Leoni, esperto di storia militare, fu l’ “incidente” che mise fuori uso il potenziale militare sovietico, l’esplosione dell’arsenale di Severomorsk, nel Mare del Nord: “senza quell’apparato missilistico che controllava l’Atlantico” spiegava Leoni “l’Urss non aveva più alcuna speranza di vittoria. Per questo l’opzione militare fu cancellata”.

Ebbene, quell’evento accadde due mesi dopo la Consacrazione fatta dal Papa, ma conta soprattutto il giorno: era il 13 maggio 1984, anniversario e festa della Madonna di Fatima e dell’attentato al Papa.

A quel punto l’Urss fu costretta a trovare un’altra via: la (disperata) riforma del sistema sovietico. Così, con la morte di Cernenko, pochi mesi dopo la consacrazione fatta dal Papa, fu chiamato al potere, a Mosca, Mihail Gorbacev.

IL SEGNO DI MARIA

L’uomo delle riforme impossibili (che in realtà portò il comunismo alla fine incruenta) firmò con Reagan il fondamentale trattato per la riduzione degli armamenti e l’eliminazione degli euromissili, che allontanava l’apocalisse nucleare – guarda caso – il giorno 8 dicembre del 1987, quando la Chiesa festeggia l’Immacolata Concezione.

E’ inevitabile ricordare che proprio la profezia di Fatima si concludeva così: “Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà”. Ed è stupefacente trovare sempre il “segno” di Fatima in tutte le date che segnano il progressivo dissolversi del comunismo. Infatti l’atto di liquidazione dell’Urss si consumò di nuovo un 8 dicembre (dell’anno 1991) e la bandiera rossa con falce e martello fu definitivamente ammainata dal Cremlino il 25 dicembre 1991, Natale del Signore.

Di nuovo si poteva constatare l’avverarsi della prima profezia di Maria, quella contenuta nel Magnificat: “Dio abbatte i potenti dai troni e innalza gli umili”.

ULTIME RIVELAZIONI

Se poi qualcuno dubita ancora che, in quei primi anni Ottanta, sia stato scongiurato un conflitto nucleare può utilmente consultare i documenti segreti dell’archivio di stato britannico a cui è stato appena tolto l’embargo.
C’è il piano sovietico di attacco alla Gran Bretagna che prevedeva, fra le altre cose, l’assassinio della Thatcher, perché lei poteva disporre un attacco nucleare all’Urss. Era l’unico modo, osserva Franceschini, con cui Mosca poteva “sperare di vincere un confronto atomico con l’occidente”.

Questo (recente) passato è la lezione di Fatima. E dovrebbe farci capire che per il nostro futuro adesso non serve scrutare il calendario Maya o i tarocchi. Casomai conviene guardare a Medjugorije, che è la prosecuzione di Fatima.

Antonio Socci da Libero del 03/01/2012


Piero Benvenuti

I Magi confusi e la particella di Dio


Anche quest’anno, avvicinandosi il Natale, abbiamo atteso il manifestarsi simbolico di un segno, di una stella in cielo, che annunciasse a tutti (all’attuale popolo eletto e ai nuovi magi d’oriente) il rinnovarsi di quella venuta che ha cambiato, duemila anni fa come ora e sempre, la storia dell’Uomo.

Quest’anno però i nuovi "magi" hanno visto dei segni, alcuni del tutto inattesi, che se da un lato non possono essere ignorati da chi si sente partecipe del cammino umano verso la conoscenza, dall’altro potrebbero distrarci dall’attesa della stella dell’Epifania. Mi riferisco agli annunci fatti da ricercatori del Cern di Ginevra riguardo ai neutrini che sembrano muoversi a una velocità superiore a quella della luce e alle possibili tracce del bosone di Higgs, elusiva particella elementare la cui ricerca è stato il principale motivo per la costruzione della sofisticata "macchina" chiamata Large Hadron Collider.

Il primo risultato, se confermato da ulteriori esperimenti, sconvolgerebbe in maniera sostanziale l’attuale comprensione dei fenomeni che avvengono nello spazio-tempo; il secondo risultato invece consoliderebbe il cosiddetto "modello standard" che i fisici moderni hanno costruito per descrivere il comportamento della materia sub-atomica. A prima vista, non sembrerebbe esserci una possibile connessione tra queste notizie scientifiche e l’Avvento della tradizione cristiana (a meno che non volessimo prendere sul serio la trovata pubblicitaria di soprannominare il bosone di Higgs "particella di Dio"!).

Tutt’al più potremmo ritenerci soddisfatti nel constatare che oggi, in piena libertà e senza obsoleti conflitti o indebite invasioni di campo, alcuni di noi possono incamminarsi umilmente con i pastori verso la grotta di Betlemme, mentre altri si impegnano con le loro migliori energie intellettive a sviscerare i nuovi rompicapi che la natura ci presenta. È proprio così? Dobbiamo veramente rassegnarci a questa divisione storica che relega le "particelle elementari" (e la scienza in generale) nel cortile dei gentili, nello spazio pro fanum, inutili e insignificanti per chi entra nel Tempio? Per dare una risposta non banale, è necessario approfondire cosa significhi "conoscere" la realtà sub-atomica con il metodo che la fisica moderna utilizza.

Quando circa un secolo fa i fisici cominciarono a indagare la struttura dell’atomo, scoprendo l’elettrone e successivamente i protoni e i neutroni che ne compongono il nucleo, chiamarono queste entità "particelle elementari", immaginando di aver individuato i componenti ultimi e indivisibili della materia. Non solo si sbagliavano sulla loro indivisibilità, ma ben presto si accorsero che le cosiddette "particelle" avevano un comportamento davvero strano: a volte apparivano come "palline" spazialmente localizzabili mentre in altre circostanze si diffondevano nello spazio come un’onda, capace, per esempio, di passare contemporaneamente attraverso due diverse fenditure interposte nel loro tragitto.

Da queste e altre evidenze sperimentali del mondo sub-atomico si è sviluppata la fisica quantistica e in tempi più recenti il "modello standard" sopra citato, che attualmente rappresenta la miglior descrizione disponibile della realtà fisica. Il paradosso di questa descrizione è che per predire i possibili risultati di una misura sperimentale (come di fatto riesce a fare con grande precisione) è costretta a "sospendere" la conoscenza del reale tra un esperimento e l’altro. Senza invocare qui lo sfortunato gatto di Schrödinger che, mentre è chiuso in una stanza contenente un marchingegno potenzialmente letale, dev’essere considerato contemporaneamente vivo e morto, finché qualcuno non lo osservi, diremo che siamo in grado di determinare con precisione quando un neutrino parte e quando arriva, ma non ci è dato di sapere "che cosa sia" e come si comporti durante il tragitto. Non è affatto facile, sia per i fisici che per i filosofi, conciliare la sofisticata capacità tecnica di predizione degli eventi con la rinuncia alla conoscenza ontologica. Esiste inoltre il pericolo, per i non esperti, di sorvolare la complessità della questione e assegnare realtà fisica, diremmo sensoriale, a ciò che invece è irriducibile.

Si è molto ironizzato recentemente del tunnel che un improvvido comunicato stampa del Ministero della Ricerca riteneva necessario per incanalare i neutrini tra Ginevra e il Gran Sasso, ma in fondo il maldestro estensore del comunicato è rimasto vittima proprio del tranello che induce a immaginare elettroni, neutrini, bosoni come qualcosa che si può vedere e toccare. Qualcuno potrebbe qui fare spallucce e lasciare questi apparenti tecnicismi agli addetti ai lavori, ma il problema riguarda ognuno di noi perché noi tutti siamo composti di queste elusive "particelle" e pretendiamo di sapere chi siamo, dove siamo e come ci muoviamo. Come conciliare l’inafferrabilità dei nostri costituenti con l’unicità della nostra coscienza esistenziale? Scriveva Albert Einstein, anch’egli perplesso di fronte al dilemma posto dall’emergente fisica quantistica: «Quello che scorgo nella natura è una struttura grandiosa che possiamo capire soltanto per frammenti. Questa struttura deve trasmettere a ogni essere pensante un sentimento di umiltà, un sentimento autentico, religioso, che non ha niente a che fare con il misticismo».

Allora forse, pur continuando a indagare la realtà con il metodo scientifico, riducendola tecnicamente in parti, dovremmo ricercare una visione globale complementare, simbolica e olistica, tipica della poesia e dell’arte, che riesca a recuperare per analogia un rapporto più appagante tra l’uomo, la sua evoluzione e la "nuova" Natura, quella della fisica quantistica e della cosmologia del Big-bang.

Nel passato, il «Paradiso» di Dante è stato un esempio sublime di come sia possibile far convergere nell’emozione poetica scienza, filosofia e teologia: bisognerebbe cercare oggi di ricolmare il solco che si è creato tra scienza e umanesimo prima di rimanere succubi di un riduzionismo alienante. Un tale sforzo poetico è stato sperimentato (caso abbastanza unico nel panorama mondiale) dal grande maestro, recentemente scomparso, Andrea Zanzotto che giustamente è stato definito il poeta più dantesco del ’900 italiano. I progressi conoscitivi della scienza, che lo affascinavano, sono sempre presenti nei suoi versi, anche se a una prima lettura dissimulati da un linguaggio apparentemente ermetico e lontano, a volte funzionalmente dialettale.

Ma è proprio lo sforzo che il poeta ci impone per dissotterrarli (quasi reperti meta-archeologici) che esorcizza ogni loro pretesa di assolutezza e possibile devianza tecnologica e ci permette di inquadrarli nell’ininterrotto cammino dell’Uomo verso la conoscenza e la sapienza, nel logos erchomenos, la parola diveniente, per usare un’espressione cara al poeta. Mi sembra che questa forma di avvicinamento alla scienza esalti, senza contraddire i singoli risultati e i tecnicismi, l’essenza dell’impresa conoscitiva umana: la possibilità e la sorprendente capacità che ci è data di interpretare razionalmente e simbolicamente la Natura, per quanto complessa e misteriosa essa si presenti.

A quel punto sta a noi decidere se una tale meraviglia sia frutto del caso oppure ci riveli un significato più profondo. E allora anche i neutrini e i bosoni di Higgs, sempre presenti nella storia dell’universo, ma solo ora "scoperti" dall’uomo, possono diventare segni epifanici e noi oggi, unendoci idealmente all’intuizione poetica e profetica del salmista, potremmo dire: «Sole e luna, lodate il Signore / lodatelo fulgide stelle ... / lodatelo galassie e cosmo primordiale / lodatelo particelle tutte di Dio»

Piero Benvenuti da Avvenire del 03/01/2012