La Verginità di Maria e la castità di Giuseppe.

 

Tratto da “l’Evangelo come mi è stato rivelato” di Maria Valtorta

 

 

(Capitolo 35 Fuga in Egitto. Insegnamenti sull’ultima visione legata all’avvento di Gesù)

 

Dice Gesù:

 

E anche questa serie di visioni cessano così. Con buona pace dei dottori difficili siamo andati mostrandoti le scene che hanno preceduto, accompagnato e seguito il mio Avvento, non per esse stesse, che sono molto note per quanto svisate da elementi sovrapposti nei secoli, sempre per quel modo di vedere umano che, per dare maggior lode a Dio — e perciò è perdonato — rende irreale ciò che è tanto bello lasciare reale.

Perché la mia Umanità e quella di Maria non ne escono sminuite, come non viene offesa la mia Divinità e la Maestà del Padre e l'Amore della Trinità Ss. da questo vedere le cose nella loro realtà, ma anzi ne splendono i meriti della Madre mia e la mia umiltà perfetta, come ne folgora la bontà onnipotente dell'eterno Signore.

 

Ma ti abbiamo mostrato queste scene per potere applicare a te e ad altri il senso soprannaturale che ne esce e darvelo a norma di vita.

Il Decalogo è la Legge; e il mio Vangelo è la dottrina che vi rende più chiara questa Legge e più cara a seguirsi. Basterebbero questa Legge e questa Dottrina a fare, degli uomini, dei santi.

 

Ma siete così intralciati dalla vostra umanità — che, in verità, soverchia di troppo in voi lo spirito — che non potete seguire queste vie e cadete; o vi fermate scoraggiati.

Dite a voi e a chi vi vorrebbe portare avanti citandovi gli esempi del Vangelo: "Ma Gesù, ma Maria, ma Giuseppe (e giù, giù per tutti i santi) non erano come noi. Erano forti, sono stati subito consolati nel dolore, anche di quel poco dolore che hanno avuto, non sentivano le passioni. Erano già esseri fuori della Terra".

 

Quel poco dolore! Non sentivano le passioni!

 

Il dolore ci è stato l'amico fedele ed ebbe tutti i più vari aspetti e nomi.

Le passioni... Non usate un vocabolo malamente, chiamando "passioni" i vizi che vi traviano. Chiamateli sinceramente "vizi", e capitali per giunta. Quelli non è che li ignorassimo.

Avevamo occhi e orecchi per vedere e udire, e Satana ci faceva danzare davanti e intorno questi vizi, mostrandoceli col loro lordume in opera, o tentandoci con le sue insinuazioni. Ma, la volontà essendo tesa a voler essere graditi a Dio, questo laidume e queste insinuazioni, in luogo di ottenere lo scopo prefissosi da Satana, otteneva il contrario. E tanto più esso lavorava e tanto più noi ci rifugiavamo nella luce di Dio, per schifo della tenebra fangosa che esso ci mostrava agli occhi del corpo o dello spirito.

 

Ma le passioni, nel senso filosofico, non le ignorammo in noi. Abbiamo amato la patria, e nella patria la nostra piccola Nazareth più di ogni altra città di Palestina. Abbiamo sentito gli affetti per la nostra casa, i parenti, gli amici. Perché non avremmo dovuto sentirli? Non ce ne siamo fatti schiavi perché niente deve esserci padrone fuorché Dio. Ma dei buoni compagni ce ne siamo fatti.

Mia Madre ha avuto un grido di gioia quando, dopo quattro anni circa, è tornata a Nazareth ed ha messo piede nella sua casa, ed ha baciato quelle pareti in cui il suo "Sì" le aperse il seno a ricevere il Germe di Dio.

Giuseppe ha salutato con gioia  parenti e i nipotini, cresciuti di numero e di anni, ed ha goduto di vedersi ricordato dai concittadini e subito cercato per la sua capacità.

Io sono stato sensibile alle amicizie ed ho sofferto come di una morale crocifissione per il tradimento di Giuda. E che perciò? Né mia Madre né Giuseppe anteposero il loro amore alla casa o ai parenti alla volontà di Dio.

Ed Io non risparmiai parola, se era da dire, atta ad attirarmi l'astio degli ebrei e il malanimo di Giuda. Sapevo, e avrei potuto farlo, che sarebbe bastato del denaro per asservirlo a me. Non a Me Redentore; a Me ricco. Io che ho moltiplicato i pani potevo moltiplicare anche il denaro, se volevo. Ma non ero venuto per procurare soddisfazioni umane. A nessuno.

Tanto meno ai miei chiamati. Avevo predicato sacrificio, distacco, vita casta, umili posti. Che Maestro sarei stato e che Giusto, se ad uno, solo perché era quello il mezzo di tenerlo, avessi dato denaro per il suo sensualismo mentale e fisico?

 

Grandi nel mio Regno si diviene facendosi "piccoli". Chi vuole esser "grande" agli occhi del mondo non è atto a regnare nel mio Regno. È paglia per il letto dei demoni. Perché la grandezza del mondo è in antitesi con la Legge di Dio.

Il mondo chiama "grandi" coloro che, con mezzi quasi sempre illeciti, sanno prendere i posti migliori e, per farlo, fanno del prossimo uno sgabello sul quale salgono schiacciandolo.

Chiama "grandi" coloro che sanno uccidere per regnare, moralmente o materialmente uccidere, ed estorcono posti e paesi ed impinguano sé svenando altri nelle ricchezze singole e collettive. Il mondo chiama sovente "grandi" i delinquenti. No.

La "grandezza" non è nella delinquenza. È nella bontà, nell'onestà, nell'amore, nella giustizia. Vedete i vostri "grandi" quali attossicanti frutti vi offrono, colti nel loro malvagio demoniaco giardino interiore !

 

L'ultima visione, poiché voglio parlare di essa e trascurare di parlare d'altro — che tanto è inutile, perché il mondo non vuole udire la verità che lo riguarda — illumina un particolare citato due volte nel Vangelo di Matteo, una frase ripetuta due volte: "Levati, prendi il Fanciullo e sua Madre e fuggì in Egitto"; "Levati, prendi il Fanciullo e la Madre di Lui e torna nella terra di Israele". E tu hai visto che Maria era sola nella sua stanza col Bambino.


Molto è combattuta, da coloro che per esser fango putrido non ammettono che uno di loro possa esser ala e luce, la verginità di Maria dopo il parto e la castità di Giuseppe. Sono disgraziati dall'animo tanto corrotto e dalla mente tanto prostituta alla carne, da essere incapaci di pensare che uno come loro possa rispettare la donna vedendo in lei l'anima e non la carne, ed elevare se stessi vivendo in un'atmosfera soprannaturale, appetendo non a ciò che è carne, ma a ciò che è Dio.

 

Ebbene, a questi negatori del più bello, a questi vermi incapaci di divenire farfalla, a questi rettili coperti dalla bava della loro libidine, incapaci di comprendere la bellezza di un giglio, Io dico che Maria fu e rimase vergine, e che l'anima sola  fu sposata a Giuseppe, come lo spirito suo fu congiunto unicamente allo Spirito di Dio e per opera di Lui concepì l'Unico suo portato: Io, Gesù Cristo, Unigenito di Dio e di Maria.

Non è questa una tradizione fiorita dopo, per un amoroso rispetto della Beata che mi fu Madre. È verità, e fin dai primi tempi fu nota.

Matteo non nacque secoli dopo. Era contemporaneo di Maria. Matteo non era un povero ignorante vissuto nelle selve e facile a credere ad ogni fandonia. Era un impiegato alle imposte, direste ora voi; un gabelliere, dicevamo noi allora.

Sapeva vedere, udire, capire, scegliere il vero dal non vero. Matteo non udì le cose per sentito dire da terzi. Ma le raccolse dal labbro di Maria, alla quale il suo amore per il Maestro e per la verità lo aveva spinto a fare domande.

Non penso già che cedesti negatori della inviolabilità di Maria pensino che Ella abbia potuto mentire. Gli stessi parenti di lei l'avrebbero potuta smentire, se vi fossero stati altri figli.

Giacomo, Giuda, Simone e Giuseppe erano condiscepoli di Matteo. Perciò facile a questo confrontare le versioni, se più versioni vi fossero state. E Matteo non dice mai: "Levati e prendi tua moglie"; dice: "Prendi la Madre di Lui". Prima dice: "Vergine sposata a Giuseppe"; "Giuseppe suo sposo".

Né mi dicano, costoro, che ciò era un modo di dire degli Ebrei, quasi che dire "moglie" fosse un'infamia. No, negatori della Purezza.

(*) Dalle prime parole del Libro si legge: "...e si unirà a sua moglie". È detta "compagna" sino al momento della consumazione sensuale del coniugio, e poi viene chiamata moglie" in diverse riprese e in diversi capitoli.

E così delle spose dei figli di Adamo. E così di Sara, chiamata "moglie" di Abramo: "Sarà, tua moglie"; e "Prendi tua moglie e le tue due figlie" è detto a Lot. E nel libro di Rut è scritto: "La Moabita, moglie di Mahalon". E nel primo libro dei Re è detto: "Elcana ebbe due mogli"; e oltre: "Elcana poi conobbe sua moglie Anna"; e ancora: "Eli benedisse Elcana e la moglie di lui". E sempre nel libro dei Re è detto: "Betsabea, moglie di Uria Eteo, divenne moglie di Davide e gli partorì un figlio". E che si legge nell'azzurro libro di Tobia, quello che la Chiesa vi canta alle vostre nozze per consigliarvi di esser santi nel matrimonio? Si legge: "Or quando Tobia con la moglie e col figlio arrivò..."; e ancora: "Tobia riuscì a fuggire col figlio e con la sua moglie".

 


E nei Vangeli, ossia in tempi contemporanei a Cristo, in cui perciò si scriveva con linguaggio moderno, rispetto a quei tempi, e perciò non è da sospettare errori di trascrizioni, è detto e proprio da Matteo nel cap. 22°: "...e il primo, presa moglie, mori e lasciò la moglie al fratello". E Marco al capo 10: "Chi ripudia la moglie..". E Luca chiama Elisabetta moglie di Zaccaria per quattro volte di fila, e nell'ottavo capitolo dice: "Giovanna, moglie di Cusa".

Come vedete, non era questo nome un vocabolo proscritto da chi era nelle vie del Signore, un vocabolo immondo che non era degno d'esser proferito e tanto meno scritto dove si tratta di Dio e delle sue opere mirabili.

E l'angelo, dicendo: "il Fanciullo e la Madre di Lui", vi dimostra che Maria gli fu Madre vera, ma non fu moglie a Giuseppe.

Rimase sempre: la Vergine sposata a Giuseppe.

 

E questo è l'ultimo insegnamento di queste visioni. Ed è una aureola che splende sul capo di Maria e di Giuseppe. La Vergine inviolata. L'uomo giusto e casto. I due gigli fra cui crebbi udendo solo fragranze di purezza.

 

 

(*)---a sostegno dei passi citati da: Matteo 1, 16.19; 2, i. 20 le  citazioni da:

Genesi 2, 24; 3, 17; 17, 15; 19, 15;

 Rut 4, 10; 1

Samuele 1, 1-19; 2, 20; 2

Samuele 11, 27;

Tobia 1, 9.20.