Il Beato Charles de Foucauld

 

Strasburgo è celebre per la sua cattedrale, il cui campanile punta verso il cielo come una freccia.

E la città natale di Charles de Foucauld. Qui venne alla luce il 15 settembre 1858, in una famiglia nobile. Tre anni dopo, viene a rallegrare la famiglia la nascita della piccola Maria.  Ma purtroppo la gioia è di breve durata: a 6 anni Charles perde il papà e poi la mamma.

Pigro e cocciuto

 

Con la sorellina, va a vivere presso il nonno materno, il colonnello de Morlet.

Quel caro nonno non sa che cosa fare per consolare gli orfanelli e asseconda tutti i loro capricci. Il piccolo Charles è un ragazzo molto intelligente, ma è pigro e difficile!

In casa, tutti conoscono le sue escandescenze e la sua cocciutaggine.

Nel 1870 i Prussiani occupano Strasburgo, e l'Alsazia diventa tedesca.

La famiglia di Charles lascia la città e si stabilisce a Nancy, dove Charles comincia gli studi secondari, che poi concluderà a Parigi presso i Gesuiti. Conseguito il baccalaureato, viene ammesso nella scuola militare di Saint-Cyr.

Ben presto si farà notare... Un giorno, per esempio, mentre è di guardia, lascia il posto, si mette in borghese e va a farsi una passeggiata. Va matto per le feste e sperpera in divertimenti tutta la fortuna ereditata dal nonno.

 

In Marocco

 

Nel 1880 Charles, che è diventato ufficiale, parte con il suo reggimento per l'Algeria.

Ma ben presto è rimandato in Francia, perché continua a fare soltanto di testa sua...

Qualche tempo dopo viene a sapere che i suoi camerati sono impegnati in combattimenti molto pericolosi. D'improvviso, che cosa succede a Charles?

Sogna di diventare un eroe?

Chiede di far ritorno al suo reggimento e diventa un ufficiale amato da tutti.

Finiti i combattimenti, attratto dall'avventura, Charles lascia l'esercito e si veste come i locali per visitare e conoscere da vicino il Marocco, un paese in cui gli Europei non sono ancora penetrati. Là resta impressionato vedendo i musulmani pregare.

 

L'incontro con padre Huvelin

 

Tornato a Parigi, scrive un libro, attingendo dagli appunti presi durante i suoi viaggi. Intanto ripensa ai musulmani, come li ha visti pregare, e ripete spesso: «Mio Dio, se esistete, fate che io vi conosca!». Un giorno, presso la cugina Marie de Bondy, incontra l'abate Huvelin. Resta colpito dalla sua bontà e semplicità e gli chiede di avere con lui un colloquio. L'abate Huvelin non gli fa dei discorsi, ma lo esorta a confessarsi e a comunicarsi... A un tratto, nel cuore di Charles tutto crolla: sente che Dio esiste e che lo ama!

Allora Charles risolve di non vivere più che per Dio e si fa monaco.

 

A Nazaret come Gesù

 

Nel suo monastero pensa spesso alla vita vissuta da Gesù a Nazaret, una vita semplice e povera. Qualche tempo dopo, chiede di potersi recare a vivere a Nazaret. Là, in cambio di una stanzetta e di un po' di cibo, presta qualche servizio al monastero delle Clarisse, e passa molto tempo in preghiera.

Charles è felice di vivere nella città in cui è vissuto Gesù!

Le Clarisse apprezzano Charles e pensano che potrebbe essere un buon sacerdote. Egli si lascia convincere e ritorna in Francia, dov'è ordinato sacerdote il 9 giugno 1901. Ora vorrebbe andare a vivere in una nazione il cui popolo non conosce Gesù. Pensa al Marocco, ma non è possibile. Allora si reca in Algeria. Si stabilisce a Béni-Abbès, nel sud del paese. Là costruisce una piccola cappella e un eremitaggio con molte celle, perché spera di avere dei fratelli che vivano con lui una vita di semplicità, come quella di Gesù a Nazaret.

 

L'incontro con i Tuareg

 

A Béni-Abbès nessuno si occupava dei poveri. Ben presto molti si recano all'eremitaggio in cui Charles cerca di consolare i malati, e a ciascuno rivolge una parola di conforto. Spesso accoglie quasi cento persone al giorno! Egli sa rendersi prossimo di tutti e il popolo lo chiama col nome di «il fratello universale!».

Nel 1902 in Algeria vige ancora la schiavitù. Charles è turbato nel più

profondo del cuore da questo dramma. Fa tutto quello che può per riscattare e liberare gli schiavi maltrattati; chiede denaro anche ai suoi amici in Francia.

Qualche tempo dopo, Charles ha l'occasione di accompagnare un suo amico francese, un militare, nella regione dell'Hoggar, in pieno deserto del Sahara. Lì incontra i Tuareg. Si mette a studiare la loro lingua preché, decide di far conoscere loro Gesù e si interessa anche della loro letteratura. Redige un dizionario francese-tuareg e traduce nella loro lingua addirittura il Vangelo...

 


Il bisogno di essere aiutato

 

Nel luglio 1907 Charles si stabilisce a Tamanrasset, nel Sahara, per essere più vicino ai Tuareg. Durante l'inverno 1907-1908 si ammala gravemente.

Allora i suoi vicini Tuareg se ne prendono cura. A causa della siccità, il loro nutrimento è scarso, ma non esitano a dividerlo con lui, e riescono a salvarlo. Charles capisce di non essere solo. Là, nel deserto, ha dei veri amici! Si rende conto che amare non vuoi dire soltanto dare agli altri, ma anche saper ricevere e accettare talvolta di essere aiutato. Nel corso della vita, infatti, tutti abbiamo talvolta bisogno degli altri.

 

Far vedere il Vangelo con la vita

 

Charles ha un grande desiderio: far conoscere Gesù ai suoi amici nel deserto. Ma come parlar loro del Salvatore? Cerca di farlo  in qualche modo, ma capisce che è soprattutto la bontà del Signore che toccherà il loro cuore.

In una delle sue lettere scrive:

 «Vedendomi, devono poter dire: poiché quest'uomo è buono, anche la sua religione dev'essere buona».

Capisce che occorrono uomini e donne che facciano «vedere il Vangelo nella loro vita».

 

Nel cuore dell'Assekrem

 

D'estate, lo siccità obbliga i Tuareg a stabilirsi molto in alto sulle montagne per trovare pascoli per i loro greggi. Per stare loro vicino, Charles si costruisce un eremitaggio nel cuore dell'Assekrem, a 2700 metri di altezza. Vi resterà sei mesi. Lassù la vita non è facile. Per fornirsi di acqua, bisogna fare due ore di commino. Ma Charles vive nella gioia e nella pace.

Charles vorrebbe condividere con altri la gioia che gli procura quella vita, semplice come quella di Gesù. Ma una vita così povera e austera mette paura.

Charles rimane solo; tuttavia non si scoraggia e continua a pregare, ad aiutare i suoi amici Tuareg e a tradurre le loro poesie  e i loro proverbi.

 

 

Ucciso da un ribelle

 

Nel 1914 scoppia la guerra in Europa.

Alcuni Tuareg, nel deserto, cominciano a molestare i militari francesi. Vengono considerati «ribelli». Nel deserto la situazione è pericolosa e si consiglia al francese Char les di lasciare Tamanrasset. Lui invece decide di rimanere e costruisce un fortino, dove la gente può trovare rifugio, al sicuro dai ribelli. Il 1° dicembre 1916 alcuni ribelli minacciano Tamanrasset. Un gruppo bussa alla porta del fortino. Conoscono la  parola d'ordine e Charles apre la porta. Lo  tirano fuori, lo legano e lo affidano alla custodia di uno di loro, un individuo giovanissimo, molto nervoso e agitato.

All'improvviso sono annunciati i militari francesi ed è il panico. Il giovanotto che custodisce Charles gli punta il fucile contro la testa e preme il grilletto... Charles muore solo, lontano dai suoi. Ma il suo esempio e la  sua vita ispireranno uomini e donne che vogliono vivere per «far conoscere il Vangelo nella loro vita». All'inizio del sec. XXI, ben diciannove tra congregazioni e associazioni formano la famiglia spirituale di Charles de Foucauld.